Negli ultimi anni si è verificata una vera rivoluzione, che ha portato alla creazione di robot umanoidi così sofisticati da rendere sempre più sottile la linea di confine tra uomo e macchina. Questi robot imitano l’uomo non solo nel suo aspetto esteriore, ma anche per le sue capacità, e sembra che possano essere utilizzati in ambiti sempre nuovi, generando interrogativi che dalla tecnologia finiscono per riguardare l’etica e la società.
UN PO’ DI STORIA DELLA ROBOTICA
Il sogno di creare macchine, che svolgano mansioni al posto dell’uomo, è molto antico. Alla fine del XV secolo, Leonardo Da Vinci progettò l’Automa Cavaliere, un robot umanoide capace di alzarsi in piedi, muovere la testa, la mascella e le braccia. Solo nel ‘900, però, i progressi della tecnica hanno creato le condizioni per la realizzazione del sogno: nel 1961, nelle fabbriche della General Motors, veniva introdotto il braccio robotico Unimate. Da allora, l’automazione ha trasformato numerosi settori, rivoluzionando il modo di lavorare.
Negli anni ’70 la robotica ha trovato applicazione nelle esplorazioni spaziali: dal primo rover lunare lanciato da una missione sovietica nel 1970 siamo arrivati ai più recenti, e più sofisticati, Spirit, Opportunity e Curiosity della NASA e ai primi rover cinesi.
Passi da gigante sono stati compiuti a partire dai primi anni del XXI secolo, quando la tecnologia ha cominciato ad entrare nella nostra vita quotidiana, ampliando il campo di applicazione ben oltre gli usi industriali o scientifici. Nel 2000, Honda ha presentato ASIMO, un androide capace di camminare, correre e interagire con l’ambiente, segnando un notevole progresso verso capacità sempre più umane. Nel 2002, invece, l’introduzione di Roomba ha reso la robotica accessibile a tutti, aprendo la strada ai robot domestici.
Negli anni successivi sono stati creati robot che riproducessero sempre meglio le fattezze umane, fino a Protoclone, dotato di un vero sistema muscolo-scheletrico identico al corpo umano, con tutte le 206 ossa del corpo umano e anche le vene ed un sistema neurale.
ROBOT E AI
L’introduzione dell’intelligenza artificiale ha segnato un nuovo traguardo nella storia della robotica perché non solo avremo macchine che assomigliano agli umani nell’aspetto e nei movimenti, ma anche nella capacità cognitiva. Si tratta, infatti, di robot umanoidi che non eseguono più solo compiti ripetitivi, ma riescono ad interagire con le persone e con l’ambiente circostante. Grazie a sensori avanzati, questi umanoidi sono in grado di riconoscere i movimenti umani e gli oggetti; sono pronti, quindi, per diventare assistenti domestici intelligenti. L’intelligenza artificiale permette loro di apprendere, adattarsi e interagire con noi in modo sempre più naturale, trasformandoli in veri e propri collaboratori. Possono essere utilizzati, perciò, in diversi scenari come assistenza agli anziani, soccorso in caso di disastri e servizi domestici, oltre che nella logistica e nel commercio.
SCENARI FUTURI
È evidente che la tecnologia dei robot umanoidi è in forte crescita e appare inarrestabile. Come dobbiamo rapportarci con questa nuova realtà, al di là dei problemi legati alla privacy, alla sicurezza, all’impatto sul lavoro? Come interpretare la relazione fra l’uomo e la macchina? La domanda riguarda la nostra stessa esistenza, come sembra dirci lo stilista Giuseppe Di Morabito. Il designer calabrese, al suo debutto ufficiale alla Milano Fashion Week, ha trasformato la sua sfilata in una riflessione sul concetto di identità. Appare labile, infatti, il confine tra umano e artificiale, quando compare in passerella Amec, il robot umanoide più avanzato al mondo, con un volto espressivo e movimenti fluidi del corpo, esempio avanzato di interazione sociale tra uomo e macchina.
I robot umanoidi sono una delle frontiere più affascinanti della tecnologia moderna, ricca di potenzialità. Occorre però vigilare perché queste potenzialità siano utilizzate per il bene comune integrando umani e robot umanoidi per costruire una società migliore.
Di Pietro Scigliano, Caterina Turco e Rosella Zupi
III C, Liceo Scientifico
