Oggi, martedì 25 marzo, celebriamo il Dantedì, ossia la giornata dedicata a Dante Alighieri, padre della lingua italiana e autore della Commedia, che ha lasciato un impatto indelebile nella letteratura e nella cultura non solo nazionale, ma globale. Non è una data casuale, ma individuata tenedo conto del fatto, che secondo i più approfonditi studi, il suo viaggio allegorico attraverso i tre regni oltremondani sarebbe cominciato proprio il 25 marzo del 1300. Dante colloca infatti l’inizio della sua grande avventura la sera di quel lontano venerdì santo nell’anno in cui Papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo, per la remissione di tutti i peccati. Inoltre, nella tradizione medievale il 25 marzo era il giorno in cui si commemorava l’annunciazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, e pertanto, non è un caso che il percorso di rinascita e purificazione di Dante cominci proprio in un tempo, quello pasquale e giubilare, tradizionalmente dedicato al perdono e al rinnovamento. La selva in cui racconta di essersi smarrito rappresenta infatti proprio la sua condizione peccaminosa, il suo sentirsi smarrito e lontano da Dio: è un uomo in crisi Dante, come a ognuno di noi può capitare nella vita. La Commedia rappresenta per il poeta non solo un’occasione di riscatto per superare le proprie fragilità, ma questo viaggio e il suo racconto sono anche una testimonianza importante per gli uomini a lui contemporanei e per i posteri. Dante infatti si sente investito di un’importante missione, indicare alla società corrotta del suo tempo la retta via, la strada della redenzione per ritrovare l’unità e recuperare quei valori etici e sociali ormai perduti.
Il Dantedì è quindi molto di più di una semplice celebrazione: non è solo un omaggio a un uomo di nome Durante di Alighiero degli Alighieri, ma è l’occasione per ricordarci che Dante, quattro secoli prima dell’unificazione politica, ha creduto nell’Italia, non solo come nazione, ma come insieme di valori identitari che stanno alla base della nostra cultura. Il sommo poeta ha inoltre fondato la nostra lingua in quanto ha dato dignità letteraria al volgare fiorentino, trasformandolo nella base di ciò che oggi chiamiamo italiano moderno. La sua influenza sulla cultura italiana e mondiale è immensa: le sue parole, le sue immagini e i suoi proverbi sono ancora tra noi oggi, anche se non sempre ne siamo consapevoli.
L’idea di celebrare Dante in un giorno dell’anno è partita da un’intuizione del giornalista e studioso Paolo di Stefano, il quale insieme allo storico della lingua italiana Francesco Sabatini, ha scelto proprio la data ed il nome della celebrazione, che a partire dal 2020 è stata ufficialmente istituita dal Consiglio dei Ministri. In tutto il mondo, scuole, università, istituzioni culturali e semplici appassionati di letteratura festeggiano Dante con letture pubbliche della Divina Commedia, attività culturali, mostre e conferenze. A Ravenna, città che ancora oggi conserva le spoglie del poeta, si terranno presentazioni di opere letterarie a lui dedicate, performance musicali e letture pubbliche di alcuni canti dinanzi la sua tomba. Nella sua città natale invece, tra le tante attività previste, suggeriamo in particolare quella dell’Accademia della Crusca che ospita la lezione di Andrea Mazzucchi Una dislettura per immagini della “Commedia” ovvero una traduzione in immagini dell’opera dantesca che reinterpreta la tradizione dei manoscritti miniati rendendola più attuale.
Ma il #Dantedì è entrato a far parte anche della comunità social in cui chiunque, postando versi, immagini e pensieri può onorare la figura del sommo poeta. Ciò a testimonianza del fatto che Dante rappresenta ancora oggi un modello da cui ognuno di noi si sente rappresentato. Infatti, seppur sia vissuto più di sette secoli fa, i temi universali affrontati nella Commedia, come la giustizia, l’amore, l’etica, la ricerca della verità, rendono la sua opera ancora oggi attuale.
Il 25 Marzo, e non solo, prendiamoci un momento per leggere qualche verso della Divina Commedia: potrebbe sorprenderci quanto ancora Dante abbia da dirci.