Si è appena conclusa la Settimana Mondiale del Cervello: un’occasione per promuovere la ricerca scientifica, la salute mentale e la conoscenza delle emozioni
Dal 10 al 16 marzo si è svolta la Settimana Mondiale del Cervello, un’iniziativa internazionale che si tiene ogni anno e che mira a sensibilizzare sull’importanza della ricerca nel campo delle neuroscienze e sulle ultime scoperte relative al funzionamento del cervello. Sono state organizzate conferenze, laboratori, workshop, mostre e attività interattive con la partecipazione di clinici, neurobiologi, farmacologi e ricercatori. Lo scopo è quello di coinvolgere persone di tutte le età e avvicinarle al mondo affascinante del cervello.
La ricerca e l’innovazione in ambito neurologico è fondamentale per prevenire e curare le malattie neuropsichiatriche, ma anche per sensibilizzare sulle buone pratiche che garantiscono la salute mentale e fisica. Il motto della Brain Awareness Week è infatti “One brain One health”, una salute unica e olistica che coinvolga l’uomo e l’ambiente in cui vive, perché non c’è un cervello in salute in un corpo malato e viceversa. Diverse associazioni e università italiane hanno contribuito a questa iniziativa, organizzando seminari e convegni per far comprendere al pubblico il funzionamento cerebrale e i meccanismi cognitivi, al fine di orientare le nostre scelte verso la tutela della salute psico-fisica.
Quella della salute del cervello è infatti una sfida cruciale per la nostra società, basti pensare che in oltre il 10% delle famiglie italiane una persona soffre di malattie neuropsichiatriche, con un costo totale stimato di circa 87 miliardi di euro all’anno.
Il Cervello e le Emozioni: Il Motore Invisibile delle Nostre Scelte e Relazioni
Incrementare la conoscenza del cervello può aiutarci a conoscere e gestire meglio le nostre emozioni, ed è proprio questo uno dei temi maggiormente promossi nei vari incontri che si sono svolti in questa settimana. Conoscere meglio la nostra emotività è fondamentale per gestire la rabbia, lo stress o l’ansia, ma anche per comprendere l’importante funzione che queste emozioni più scomode e faticose svolgono.
Non è semplice definire le emozioni, potremmo considerarle la prima risposta psicofisiologica dell’individuo a ciò che accade intorno a lui. Si tratta quindi di aspetti importanti della vita umana che hanno a che fare con l’istinto di sopravvivenza e che sono regolate dal nostro sistema nervoso. In particolare le emozioni hanno sede in una specifica area del cervello, chiamata Sistema Limbico, ma sono anche connesse con un’altra importante parte dell’encefalo, il Sistema nervoso autonomo, dove a livello fisiologico vengono innescate delle reazioni che guidano il nostro modo di percepire il mondo.
Le emozioni pertanto accompagnano la nostra vita quotidiana, influenzano le decisioni, modellano i ricordi e determinano il nostro benessere psicologico. Ma cosa accade nel cervello quando proviamo gioia, paura o tristezza? Grazie alle neuroscienze, oggi sappiamo che sono il risultato di processi neurobiologici complessi che coinvolgono una rete di strutture neurali.
Ad esempio, quando percepiamo un pericolo, l’amigdala, la sentinella della paura e della rabbia, si attiva immediatamente preparandoci alla fuga o alla difesa. Invece, per associare le emozioni ai ricordi, è fondamentale l’Ippocampo, grazie al quale possiamo ricordare situazioni piacevoli o pericolose e regolare le nostre reazioni future. In particolare la parte più razionale del cervello, che ci aiuta a controllare le emozioni, prendere decisioni ponderate e inibire comportamenti impulsivi, è la Corteccia prefrontale. Nonostante ciò le emozioni non sono solo il risultato di attività neurali, ma dipendono anche dai neurotrasmettitori, sostanze chimiche che trasmettono segnali tra i neuroni. Fra questi la Dopamina è responsabile del piacere e della motivazione, infatti, ci spinge a ripetere azioni che ci fanno stare bene; insieme ad essa la Serotonina regola l’umore, il sonno e l’appetito. Anche la Noradrenalina fa parte di queste sostanze chimiche, in particolare essa è coinvolta nella risposta allo stress, aumenta l’attenzione e prepara il corpo all’azione. Spesso si sente parlare del “neurotrasmettitore dell’amore”, ovvero l’Ossitocina, che favorisce i legami affettivi e la fiducia negli altri.
Le emozioni sono essenziali per la nostra sopravvivenza, ma se diventano eccessive o incontrollabili possono portare a disturbi psicologici. Infatti, un’eccessiva attivazione dell’amigdala e un aumento del cortisolo possono causare problemi di salute mentale e fisica, come l’ansia e lo stress cronico; mentre bassi livelli di serotonina e alterazioni nella connettività cerebrale portano alla depressione. Molto noto tra i disturbi dell’umore e della personalità, è anche quello bipolare, in cui le emozioni oscillano tra stati di euforia e tristezza.
Alcune emozioni sono automatiche e istintive, come la paura di fronte a un pericolo improvviso. Altre, invece, possono essere modulate dalla razionalità, come la gestione della rabbia o dello stress in situazioni difficili. La corteccia prefrontale svolge un ruolo cruciale nel regolare le emozioni e nel prendere decisioni equilibrate, ma anche pratiche come la meditazione, lo sport e le tecniche di respirazione possono influenzare la produzione di neurotrasmettitori e migliorarne il controllo.
Le emozioni sono il motore invisibile delle nostre scelte e delle nostre relazioni, e il cervello è il loro regista silenzioso. Comprendere il funzionamento delle emozioni dal punto di vista neuroscientifico ci aiuta a gestirle meglio e a migliorare il nostro benessere psicologico. La scienza ci insegna che, anche se alcune emozioni sono automatiche, possiamo imparare a modularle e a vivere in modo più equilibrato.
Di Giorgia Tundis
Classe II D Liceo Scientifico