Il CNG lancia un allarme sull’aumento dei casi e sulla diminuzione dell’età

In occasione della giornata del fiocchetto lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, il CNG (Consiglio Nazionale dei Giovani) denuncia l’aumento dei casi la cui incidenza colpisce sempre più le giovani generazioni. Dai dati raccolti emerge infatti che circa 3,5 milioni di persone, pari al 6% della popolazione, soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione; il 90% sono donne, ma sono sempre più numerosi gli uomini che manifestano questi sintomi. Ciò che più preoccupa è però l’aumento dei casi, infatti negli ultimi tre anni sono più che raddoppiati e l’età media di insorgenza si è drasticamente abbassata, arrivando a colpire bambine e bambini di appena 8-9 anni. Anoressia e bulimia rappresentano oggi la seconda causa di morte tra i giovani subito dopo gli incidenti stradali.

Il Lato Oscuro del Rapporto con il Cibo

I disturbi del comportamento alimentare (DCA), come anoressia e bulimia, rappresentano una realtà complessa e spesso invisibile. Dietro l’apparente ossessione per il cibo, il peso o l’immagine corporea, si nasconde una sofferenza profonda, capace di lasciare segni indelebili sulla salute fisica e mentale. Non sono semplicemente disturbi legati all’alimentazione, ma rappresentano un grido d’aiuto che spesso passa inosservato. Chi soffre di anoressia nervosa tende a limitare in modo drastico l’assunzione di cibo, dominato dalla paura costante di ingrassare e da una percezione distorta del proprio corpo. La bulimia, invece, è caratterizzata da episodi di abbuffate compulsive, seguiti da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto o l’attività fisica eccessiva, in un ciclo doloroso e difficile da spezzare. Il disturbo da alimentazione incontrollata, d’altra parte, si manifesta con episodi ricorrenti di abbuffate senza l’adozione di meccanismi di compensazione, portando spesso a un aumento di peso significativo e a un profondo senso di colpa. Oltre a queste manifestazioni più note, esistono forme meno conosciute ma altrettanto insidiose. L’ortoressia, ad esempio, porta a un’ossessione patologica per l’alimentazione sana, mentre la vigoressia spinge chi ne soffre a ricercare in maniera compulsiva un corpo muscoloso e scolpito. Qualunque sia la forma assunta dal disturbo, il comune denominatore è sempre una lotta interiore che non riguarda solo il cibo, ma il bisogno di controllo e di accettazione di sé.

Le Radici del Problema

Le cause dei disturbi alimentari sono molteplici e spesso si intrecciano tra loro. La pressione sociale e culturale gioca un ruolo determinante: viviamo in una società che impone standard estetici irrealistici e idealizza la magrezza, facendo sentire inadeguato chi non si conforma a questi modelli. Questo continuo confronto può generare insicurezza, minando l’autostima e portando a una ricerca esasperata di controllo sul proprio corpo. Ma i fattori scatenanti non si limitano a quelli esterni. Esperienze di vita difficili, come il bullismo, gli abusi o il rifiuto sociale, possono lasciare ferite emotive profonde, che trovano un riflesso nel rapporto con il cibo. Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo importante, rendendo alcune persone più vulnerabili allo sviluppo di questi disturbi. Non si tratta solo di ciò che si mangia o di come ci si vede allo specchio, ma di un disagio più profondo, che affonda le radici nella mente e nelle emozioni.

Il fatto che l’esordio di questi disturbi sia sempre più precoce è da ricondursi sia all’abbassamento dell’età puberale nelle bambine, ma anche al sempre più diffuso impiego dei social network che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili.

Un Corpo che Grida Aiuto: Il Dolore Invisibile dei Disturbi Alimentari

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) non sono semplicemente una questione di peso o di aspetto fisico poiché non si limitano a colpire il corpo: scavano nell’anima, intrappolando chi ne soffre in una gabbia di ossessioni, paure e sensi di colpa.

Ma il dolore più grande è spesso la lotta interiore silenziosa, l’angoscia che divora dall’interno, il senso di colpa che non dà tregua. Chi soffre di un DCA vive spesso in un perenne stato di ansia e depressione, imprigionato in una spirale di autolesionismo e isolamento. Il cibo diventa un nemico, un’ossessione che scandisce le giornate e che sembra impossibile controllare davvero. Ogni sguardo altrui diventa un giudizio, ogni pasto una battaglia. Chiedere aiuto sembra un’impresa titanica, perché il senso di vergogna e la paura di non essere compresi sono paralizzanti. Eppure, riconoscere il problema è il primo, fondamentale passo verso la libertà.

Uscire dal Buio: Il Cammino Verso la Guarigione

Guarire da un disturbo alimentare non è semplice, né immediato. Non esiste una formula magica, un unico percorso valido per tutti. Ma una cosa è certa: nessuno dovrebbe affrontare questa battaglia da solo. Uscire dal buio è possibile, e il primo passo è la consapevolezza. Capire che ciò che sembra controllo è in realtà una prigione, che la sofferenza non è inevitabile e che il cibo non dovrebbe essere un’arma contro se stessi.

Uno degli approcci terapeutici più efficaci è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali legati all’alimentazione e all’immagine corporea. Questo tipo di percorso permette di smantellare le convinzioni tossiche e di ricostruire un rapporto più sano con il cibo e con il proprio corpo.

Accanto al supporto psicologico, è fondamentale un percorso nutrizionale guidato da professionisti esperti, che aiuti a ristabilire un equilibrio alimentare senza sensi di colpa, senza privazioni estreme né abbuffate. Ma il cibo è solo una parte del problema: alla base di un DCA c’è spesso un dolore più profondo, un vuoto da colmare, una ferita invisibile. Ecco perché il sostegno emotivo gioca un ruolo cruciale. La comprensione e la vicinanza di familiari e amici possono fare la differenza, offrendo quell’amore incondizionato di cui chi soffre ha disperatamente bisogno.

Un Messaggio di Speranza: Il Valore della Vita Oltre il DCA

I disturbi alimentari non sono un capriccio, né una scelta. Sono malattie serie, spesso sottovalutate, che meritano attenzione, empatia e cure adeguate. La società impone modelli irraggiungibili di perfezione, promuove standard estetici tossici e spesso banalizza la sofferenza di chi lotta contro un DCA. È fondamentale diffondere una cultura del rispetto del corpo e della salute mentale, insegnare che la bellezza non è una taglia, che il valore di una persona non si misura in chili e che la vera felicità non nasce dalla privazione, ma dall’accettazione di sé.

A chi sta combattendo questa battaglia, vogliamo dire una cosa: non sei solo. C’è sempre una via d’uscita, anche se ora sembra lontana. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di immenso coraggio. Non sei il tuo disturbo, non sei il numero sulla bilancia, non sentire le voci che ti dicono che non sei abbastanza. Sei molto di più. Sei una persona che merita di vivere una vita piena, libera, autentica. E guarire è possibile.

Ogni passo verso la guarigione è un passo verso di te.

Di  Giorgia Martora

e   Manila Spaccarotella

Classe VD Liceo Scientifico