Il dramma dei minori coinvolti nelle migrazioni
“Ricordo ancora le voci disperate di quella madre tra le onde alte che entravano in quel barcone tappezzato da molti colori. Quest’ultima era ormai piena di lacrime, le quali si erano unite all’acqua salata che bruciava sulla pelle. Potevo solo aggrapparmi all’ultima briciola di speranza rimasta in un mare di disperazione. Era lo strazio delle madri che non sentivano più le mani dei loro figli stringere le loro. Ambientarsi non è stato per niente facile, soprattutto all’inizio. Non parlavo neanche bene l’italiano. La gente mi considerava solo un’intrusa e per alcuni ero addirittura un pericolo.”
Queste sono le parole di una bambina di undici anni che qualche giorno fa è arrivata da sola a Lampedusa con un barchino in metallo partito dalla Tunisia. È stata l’unica sopravvissuta a un naufragio con più di quaranta vittime, che fuggivano da povertà, persecuzioni e violenze. La bambina, originaria di Sierra Leone, è stata recuperata dal veliero della Ong Compass Collettivo e oggi è inserita nel sistema di accoglienza per migranti minori. Come farà a capire che la vita non è fatta soltanto dall’orrore che ha vissuto? Tante sono le difficoltà incontrate dai più piccoli, non solo durante la traversata, ma anche una volta giunti nel paese di accoglienza per ottenere il riconoscimento di quei diritti che il loro paese d’origine gli aveva negato, primi tra tutti quelli all’infanzia e all’istruzione.
I diritti umani sono per definizione i diritti inalienabili di ogni uomo, devono infatti essere riconosciuti ad ogni persona per il solo fatto di appartenere al genere umano, indipendentemente dalle origini e appartenenze. Purtroppo, però, sono a rischio ed è necessario che tutti si impegnino per salvaguardarli. Secondo i dati riportati da Save the Children tra il 2014 e il 2024 sono arrivati in Italia, da soli, via mare, circa 130.000 minori stranieri, prevalentemente adolescenti e preadolescenti, ma in alcuni casi anche bambini che hanno perso la loro famiglia durante il viaggio. Alcuni fuggono da soli dai loro paesi per salvarsi da conflitti armati, discriminazioni, persecuzioni, proprio come gli adulti. In alcuni casi sono le famiglie che incoraggiano i figli a partire alla ricerca di un futuro migliore, ma ci sono anche vittime della tratta di esseri umani, in viaggio contro la loro volontà. Tutti questi dati rivelano le tragiche condizioni di vita e la mancanza della tutela dei diritti umani che vige nei paesi di provenienza. Oltre alle violenze infatti uno dei diritti che viene maggiormente negato è quello all’istruzione. È stata stilata la classificazione “Build Forward Better” riguardante 182 Paesi nel mondo, basata sulla vulnerabilità del sistema scolastico e sui rischi che minacciano il diritto all’apprendimento delle bambine e dei bambini. Emerge che l’istruzione di quasi 49 milioni di minori in Afghanistan, Sudan, Somalia e Mali è a rischio di collasso. L’Afghanistan è risultato quello con il livello più alto di rischio di crollo del sistema educativo, che è peggiorato da quando i Talebani hanno preso il controllo del Paese, togliendo quasi il diritto all’istruzione delle bambine. In aggiunta Amnesty International ha pubblicato “La situazione dei diritti umani nel mondo” che spiega come le risposte inadeguate alle violazioni dei diritti umani abbiano alimentato l’instabilità.
Una volta giunti in Europa questi bambini vengono accolti in strutture di accoglienza, che in alcuni casi rappresentano situazioni temporanee ed emergenziali. Ma al compimento dei 18 anni i ragazzi stranieri soli si scontrano con ostacoli burocratici e difficoltà di inserimento lavorativo e abitativo, rischiando di vedere interrotto il loro percorso di integrazione e crescita. Save the Children e altri Enti internazionali stanno stilando rapporti e attuando progetti, allo scopo di far luce sulle loro condizioni e sulla mancata tutela dei loro diritti umani inalienabili, affinché cambino le norme previste dai sistemi di accoglienza, attraverso la costruzione di validi percorsi di protezione e inclusione.
Alcuni sostengono che combattere per la salvaguardia dei diritti umani non sia necessario perché i diritti umani sono connaturati all’uomo, cioè uguali ai diritti naturali. Tuttavia non è così, come afferma Antonio Cassese. Egli dice che bisogna sempre essere vigili perché l’io biologico non prevalga sull’io sociale. Anche il biologo francese, Jean Hamburger, spiega che “diritto umano” non è sinonimo di “diritto naturale”. Infatti l’uomo naturale è portato a prevaricare per sopravvivere e nutre sentimenti di amore solo per proteggere o riprodurre. Per questo motivo i diritti dell’uomo sono la ribellione contro la legge naturale.
I diritti umani sono una vittoria dell’io sociale sull’io biologico. Per il futuro è necessario attuare delle riforme per non violare l’Articolo 2, che riguarda il “diritto alla vita” e l’Articolo 3 (Divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione Europea. Non si può più considerare normale che le persone indifese e innocenti vengano messe in pericolo e lasciate sole a causa dell’indifferenza delle Istituzioni e della comunità internazionale. La soluzione non si può trovare chiudendo gli occhi o alzando muri, ma lavorando globalmente per il bene dei più deboli.
Di Federica Dattilo
Classe VC Liceo Scientifico