Sempre più ragazzi nel mondo si affidano a Internet per comunicare e informarsi dal chiuso della loro stanza, rinunciando alla realtà concreta e alle relazioni fisiche.
CHI SONO GLI HIKIKOMORI?
Il termine “Hikikomori” significa “stare in disparte” e viene da due parole giapponesi: “hiku”, che significa ritirarsi e “komoru”, che vuol dire “isolarsi”. È utilizzato per indicare coloro che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, chiudendosi in casa e usando costantemente i dispositivi elettronici. Si tratta di adolescenti e giovani che evitano qualunque interazione con il mondo esterno, soprattutto con i genitori. In Giappone, dove il fenomeno è stato registrato per la prima volta, si contano circa 1 milione e mezzo di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 25 anni, che ormai hanno deciso di vivere la propria vita sui social rinchiusi in casa.
Fra gli adolescenti la causa principale di questa scelta estrema è la sensazione di inadeguatezza rispetto all’ambiente scolastico e soprattutto ai compagni. Si tratta spesso di ragazzi con grandi capacità, ma frenati dalla loro sensibilità.
Concorrono all’instaurarsi di questa condizione i rapporti difficili con i genitori, soprattutto se sono troppo incentivanti o iperprotettivi e contribuiscono, quindi, a quelle pressioni e a quelle aspettative sociali che spingono all’isolamento. Proprio la mancanza di comunicazione con i genitori e l’uso eccessivo di internet sono elementi significativi che incidono sulla gravità dell’Hikikomori. Gli esperti stanno anche iniziando ad esplorare la possibile connessione dell’Hikikomori con la depressione e l’ansia sociale.
LE ORIGINI DEL FENOMENO
In Giappone, a partire dagli anni Settanta del Novecento, ben prima dell’avvento di Internet, vengono registrati i primissimi casi di Hikikomori, intesi come persone che manifestano una forma particolarmente severa di reclusione volontaria,
Nel 1998 lo psichiatra giapponese Saitō Tamaki utilizza per la prima volta il termine hikikomori per descrivere una “nuova” categoria di pazienti che, per scelta, decidono di non uscire dalla propria stanza e ritirarsi dalla vita sociale per almeno sei mesi, ma che non presentano sintomi psichiatrici concomitanti.
Dalla fine degli anni ’90 quella degli Hikikomori è stata descritta come una particolare condizione psicologica, caratterizzata da un tipo di ritiro sociale, che colpisce principalmente adolescenti e giovani adulti e si associa molto spesso a dipendenza dai social network.
LA SUA DIFFUSIONE NEL MONDO
Negli ultimi anni, in particolare dopo la pandemia di Covid-19, è stato registrato, in diversi paesi del mondo occidentale, un significativo aumento di casi. La portata del fenomeno, però, proprio per le sue caratteristiche, è difficilmente quantificabile. Anche in Italia questa sindrome è oggetto di studi. Le statistiche ci dicono che tra il 2019 e il 2022 i giovani italiani che si sono isolati sono triplicati, passando dal 15% al 39,4%. Il fenomeno sembra interessare molto di più le ragazze, forse per una maggiore protettività da parte dei genitori, ma i casi più gravi si registrano tra adolescenti e giovani adulti maschi.
COME CONTRASTARLO?
Innanzitutto, c’è bisogno di prevenire e perciò è fondamentale conoscerlo. Si deve sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, perché il fenomeno può creare gravi danni a tutta la società.
Fondamentale è creare un’alleanza tra scuola e famiglie, che sono i due ambiti in cui i ragazzi costruiscono principalmente la loro identità e sperimentano la relazione con l’altro.
L’esperienza già fatta in Giappone ci deve insegnare che non bisogna sottovalutare il fenomeno e che bisogna indagare in maniera più approfondita sulle sue cause.
di Federica De Napoli e Ginevra Curcio
II E Liceo Scientifico Sportivo