Nulla contro i fiori, ma oggi vorremmo che non fosse solo il giorno in cui ci vengono regalate le mimose.

Non vorremmo fosse solo il giorno in cui riceviamo dei regali o un invito a cena.

Non vorremmo che l’8 marzo fosse solo una strategia di marketing sui social o nelle vetrine dei negozi.

E non vorremmo neanche che fosse solo un giorno in cui commemorare il sacrificio delle donne che in passato hanno lottato per i loro diritti.

Vorremmo che attorno a questo giorno ci fosse una narrazione diversa.

Perché la commemorazione non basta se ancora, dopo tanti anni dall’istituzione della giornata internazionale della donna, in Italia il tasso di occupazione femminile è fermo al 52%.

Se ancora le donne italiane guadagnano in media il 20% in meno degli uomini.

Se ancora il 22% delle donne che lavorano è assunto a tempo determinato perché i datori di lavoro temono una gravidanza.

Se ancora solo il 21% dei dirigenti è donna.

Se ancora in Italia ogni 100 bambini solo per 30 c’è posto negli asili nido e le donne devono scegliere tra maternità e lavoro.

Se lo scorso anno 34 donne sono state vittime di femminicidio e ad oggi il nuovo anno ne conta già 4.

Allora, riflettendo, le mimose non servono se ci vengono donate per ricordarci quanto siamo fragili, sottoposte alle ingiustizie sociali e a una crescente violenza solo perché donne.

Le mimose non servono se non cambiano le idee, i comportamenti, le convinzioni, se non vengono sradicate sottoculture patriarcali e pregiudizi.

Se proprio volete donarci dei fiori, che siano il simbolo della fragilità, non delle donne, ma di quei diritti che ogni giorno devono rinascere e che 365 giorni l’anno dobbiamo proteggere instancabilmente.

Che la mimosa sia un’arma da brandire non per ferire o distruggere, ma per lottare in nome della giustizia, della libertà e della dignità di tutti, bambine e bambini, donne e uomini di oggi e di domani.

Le ragazze della Redazione Lopiano Magazine