Il termine “doping” viene utilizzato per indicare l’uso di sostanze o medicinali che hanno lo scopo di aumentare in modo artificiale il rendimento o le prestazioni fisiche di un atleta, ed è un fenomeno che, nonostante i controlli sempre più severi, continua a minacciare l’integrità dello sport. Ma non solo, esso può avere anche conseguenze gravissime sulla salute degli atleti. Purtroppo il doping non è un problema recente, infatti già nell’antichità si cercavano metodi per aumentare la resistenza e la forza fisica, ma nel XX secolo, con lo sviluppo della farmacologia e l’intensificarsi della competizione sportiva, il fenomeno si è dilagato in modo preoccupante.

PERCHÉ GLI ATLETI SCELGONO DI DOPARSI?
Ad oggi, vi è molta disinformazione sui ruoli e i limiti che la medicina deve avere quando entra in contatto con il mondo dello sport: non è ancora chiaro per tutti, ad esempio, la distinzione tra integratori e sostanze dopanti, o ancora, si va diffondendo sempre più l’idea che l’assunzione di sostanze chimiche sia una parte fondamentale dell’allenamento fisico, e in molti casi considerata indispensabile al fine di potenziare ed accelerare i suoi effetti. Per questi motivi a volte gli atleti sono portati ad assumere sostanze delle quali non conoscono le anomalie che potrebbero causare all’organismo provocando nel tempo danni irreversibili. È da prendere in considerazione inoltre, la pressione alla quale gli atleti sono sottoposti per ottenere risultati, la competizione sempre più elevata e le aspettative di sponsor e tifosi che possono spingerli oltre i limiti, fino a mettere a rischio la propria salute e carriera. Purtroppo ci sono stati casi clamorosi di professionisti che hanno perso la vita a causa di effetti ritardanti di sostanze dopanti, come la velocista americana Florence Griffith e il calciatore Antonio Puerta, o altri che invece hanno perso tutti i trofei vinti anche in competizioni di altissimo livello: nel ciclismo fu un caso eclatante quello di Lance Amstrong, con la revoca di tutti i titoli del Tour
de France, mentre nell’atletica uno dei casi più discussi fu quello di Alex Schwazer.

I RISCHI PER LA SALUTE FISICA E MENTALE
Le classi di sostanze o metodi proibiti utilizzati dagli sportivi sono molteplici, così come altrettanto numerosi sono i danni che possono causare sia a livello fisico che psicologico. Dal punto di vista fisico, l’uso di steroidi anabolizzanti, EPO (eritropoietina), stimolanti e ormoni della crescita espone l’atleta a una serie di gravi complicazioni, possono infatti causare danni al sistema cardiovascolare, aumentando il rischio di infarti, ictus e trombosi. L’EPO, per esempio, aumenta la produzione di globuli rossi e la viscosità nel sangue portando l’individuo al rischio di embolia polmonare. Gli steroidi anabolizzanti, invece, sovraccaricano il fegato e i reni, che devono processare le sostanze chimiche, e in alcuni casi possono portare a danni permanenti agli organi.
Anche il testosterone, largamente usato dai maschi, ma ciò non esclude anche l’utilizzo da parte del genere femminile, può alterare l’equilibrio ormonale, causando infertilità, ginecomastia negli uomini e irregolarità mestruali nelle donne. Inoltre la dipendenza psicologica è uno dei rischi più insidiosi. Gli atleti, infatti, possono sviluppare un bisogno compulsivo di continuare ad assumere
sostanze per mantenere i risultati raggiunti, entrando in un circolo vizioso che compromette il benessere psicologico. Il doping può alterare l’umore, portando ad aggressività, ansia e depressione. L’impossibilità di ottenere gli stessi risultati senza il supporto del doping può causare quindi un forte senso di frustrazione e insoddisfazione.

IL WADA E LA LOTTA ANTI-DOPING
Per contrastare l’uso di sostanze dopanti e garantire competizioni eque, nel 1999 è stata istituita la WADA (World Anti-Doping Agency), un’organizzazione internazionale che definisce le regole antidoping e coordina i controlli a livello globale. Il suo obiettivo è proteggere la salute degli atleti e l’integrità dello sport, combattendo il doping con normative sempre più rigide e sistemi di verifica avanzati. Uno degli strumenti principali della WADA è il Codice Mondiale Antidoping, che stabilisce le regole valide per tutte le competizioni internazionali e include la Lista delle Sostanze Proibite, aggiornata annualmente. Per individuare le violazioni, oltre ai test antidoping tradizionali, viene utilizzato il “passaporto biologico”, un sistema che monitora nel tempo i parametri fisiologici di un atleta, segnalando eventuali anomalie. Gli atleti possono inoltre essere sottoposti a controlli a sorpresa, sia in gara che fuori competizione. Negli anni, la WADA ha
portato alla luce alcuni dei più grandi scandali sportivi (tra cui il caso del ciclista Lance Armstrong), però tuttavia il problema non è ancora risolto, poiché nuove sostanze e metodi emergono costantemente. Per questo motivo, la lotta al doping deve evolversi di pari passo, con controlli sempre più sofisticati e una maggiore sensibilizzazione sul tema.

La WADA, a tal proposito, tiene sempre a promuovere un tipo di mentalità che si basa su uno sport pulito, basato su integrità, trasparenza e rispetto delle regole, con la famosa frase “Play True”, ovvero “gioca lealmente”.

 

Di Gessica Luppino

5D Scientifico