Il governo belga dice “si”all’utero in affitto, l’Italia resta contraria.

A quasi otto mesi dalle elezioni legislative del giugno 2024, il 3 febbraio 2025, il Belgio è riuscito a formare un governo di coalizione guidato dal fiammingo nazionalista Bart De Wever. Un governo conservatore questo, di destra e con un premier alleato di Giorgia Meloni, tanto da ricevere i complimenti della nostra presidente del Consiglio su X: “Lavoreremo insieme guidati da valori e obiettivi comuni”. Tra questi “valori e obiettivi comuni” peccato però, che sia subito emersa una netta differenza. Se in Italia, con il governo Meloni, la gestazione per altri è ormai considerata “reato universale“, in Belgio il neonato governo De Wever ha invece intenzione di legalizzarla, aprendo la pratica della cosiddetta “maternità surrogata” anche alle coppie omosessuali e ai single.

Ma in cosa consiste la GPA?

La GPA è quella forma di procreazione assistita comunemente nota appunto come “maternità surrogata” o anche “utero in affitto”, in cui una donna porta avanti una gravidanza per conto delle persone che poi diventeranno i genitori del bambino che nascerà, chiamati anche «genitori intenzionali». Tecnicamente, l’embrione viene creato utilizzando un ovulo femminile, che può essere di una donatrice terza o del genitore designato, ed il seme di un partner maschile o di un donatore di spermatozoi, prima di essere impiantato con inseminazione intrauterina (IUI) o fecondazione in vitro (FIV). Due sono i tipi di gestazione per altri: GPA tradizionale, in cui la madre surrogata è geneticamente la madre del bambino in quanto è anche la donatrice dell’ovocita che verrà poi fecondato con lo sperma di uno dei due padri o del donatore, e GPA gestazionale, in cui invece, la madre surrogata non è biologicamente legata al nascituro. Il ruolo della gestante, pertanto, è solo quello di portare avanti la gravidanza, poiché non apporta alcun materiale genetico al nascituro. In ogni caso la madre surrogata, prima di apprestarsi a tale pratica, spesso deve sottoporsi a un trattamento ormonale per sincronizzare il suo ciclo mestruale con quello della futura madre o per prepararsi ad accogliere un embrione. Questo trattamento può prevedere l’assunzione di ormoni come l’estradiolo per preparare l’utero, e il progesterone per sostenere l’impianto dell’embrione. Alla fine della gravidanza la madre surrogata partorisce il bambino, il quale, a questo punto, è legalmente destinato ai genitori intenzionali. Questo perché generalmente, fra la madre surrogata e la coppia o il singolo che richiede la surrogazione è presente un ben preciso accordo sancito da un contratto di surrogazione-gestazionale. In qualsiasi caso la madre surrogata s’impegna a rinunciare agli eventuali diritti sul nascituro e a “consegnarlo” dopo la nascita a coloro i quali hanno richiesto la gestazione per altri. Proprio in virtù di tale contratto, la donna non potrà, durante i nove mesi, cambiare idea o decidere di interrompere la gravidanza così come non potrà sottrarsi a pratiche mediche non volute da entrambe le parti.

 Quali i rischi per la madre surrogata?

La GPA dunque si basa generalmente su tecniche di fertilizzazione in vitro, una pratica però che presenta numerosi rischi. Tra questi la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), che può verificarsi quando le ovaie reagiscono in modo eccessivo ai farmaci usati per stimolare la produzione di ovuli e si può manifestare con gonfiore addominale, dolore pelvico, nausea, vomito e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e coaguli di sangue. La raccolta degli ovuli, inoltre, che avviene mediante procedura chirurgica e sotto sedazione o anestesia, comporta il rischio di infezioni, emorragie o lesioni agli organi circostanti, come la vescica o l’intestino. Anche la gravidanza multipla è un rischio maggiore nella FIV, soprattutto quando vengono trasferiti più embrioni nell’utero per aumentare le probabilità di successo. Le gravidanze multiple sono associate a un aumento del rischio di complicazioni, come parto prematuro, preeclampsia, diabete gestazionale, eccessivo aumento di peso e complicazioni per il bambino, il quale a sua volta ha maggiori possibilità di nascere con difetti congeniti e malattie ereditarie, in quanto il test genetico preimpianto (PGT) non garantisce la completa eliminazione dei rischi genetici. La stimolazione ovarica ripetuta può addirittura influire sulla riserva ovarica della donna e sulla sua fertilità futura, riducendo la possibilità di concepire naturalmente. Molti sono dunque i fattori da tenere in considerazione, come la rottura di quel rapporto madre-figlio che si instaura non solo al momento del parto ma anche durante tutti i nove mesi di gravidanza e la possibilità di finire in un vero e proprio mercato legalizzato, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, in cui molte sono le donne che acconsentono a tale pratica solo per necessità economiche. D’altro canto, si spera che il nuovo esecutivo belga, così come si legge nell’accordo di governo, si impegni ad attuare: “un quadro legislativo per la gestazione per altri altruistica ad alta tecnologia in cui non vi sia alcuna connessione genetica tra la gestante e il bambino“. Ad essere proibita sarà dunque “la maternità surrogata a scopo di lucro da parte della madre surrogata o di terzi”.

Di  Maria Chiara Spaccarotella

Classe V D Liceo Scientifico