Sconcerto per la legge che permette il matrimonio infantile

Il Parlamento iracheno ha approvato una legge terrificante che legalizza  il matrimonio infantile per le bambine di soli nove anni di età, scatenando una dura opposizione da parte degli attivisti per i diritti umani. Questo provvedimento, che va ad annullare il divieto di matrimonio per i minori in vigore dal 1950, in sostanza giustifica e legalizza i matrimoni tra uomini adulti e bambine rappresentando una vera e propria legalizzazione dello stupro. Gli oppositori a livello nazionale insieme a numerose organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, hanno condannato la legge, chiedendo una revisione immediata. Il paese è in rivolta, molti attivisti infatti, tra cui Intisar al-Mayali, che si batte per i diritti umani e membro della Iraq Women’s League, ha affermato che l’approvazione degli emendamenti alla legge sullo stato civile “avrà effetti disastrosi sui diritti delle donne e delle ragazze, poiché viola il loro diritto alla vita e all’infanzia”. “Siamo arrivati alla fine dei diritti delle donne e alla fine dei diritti dei bambini in Iraq”, ha affermato l’avvocato Mohammed Juma, uno dei più importanti oppositori della legge, ma anche Alia Nassif, membro della commissione giuridica del parlamento, ha dichiarato in un post online che la votazione ha avuto luogo senza che fosse presente il numero minimo di parlamentari richiesto e che lei e altri oppositori della legge si rivolgeranno alla corte federale irachena per contestare la decisione. Il provvedimento, infatti, oltre che conferire alle autorità religiose  il potere di decidere su tematiche familiari  toglie alle donne ulteriori diritti fondamentali come il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità, privandole delle tutele legali essenziali.

 

Spose bambine: un abuso che tocca oltre 600 milioni di minorenni

In Iraq, come in molte altre nazioni del mondo orientale, il fenomeno del matrimonio precoce è purtroppo una realtà consolidata, preoccupante e tristemente diffusa. Si stima infatti che nello stato iracheno il 28% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, mentre se si considera tutta l’Asia meridionale, una su quattro viene data in moglie a un uomo molto più vecchio. In  tutto il mondo sono circa 640 milioni le bambine e le ragazze vittime dei matrimoni precoci e con l’approvazione di questa  nuova legge i dati potrebbero addirittura aumentare. In Iraq, come in molte altre nazioni del Medio Oriente, esiste una forte connessione tra religione e diritto. Il sistema giuridico iracheno è infatti fortemente influenzato dalla legge islamica, che legittima il matrimonio precoce considerandolo una tradizione, specialmente in contesti rurali, dove i genitori spesso preferiscono far sposare le proprie figlie giovani per garantirne la sicurezza economica e sociale. Il fenomeno, purtroppo, non risparmia nemmeno l’Africa centrale e occidentale dove è convinzione comune che i bambini nati da giovani madri siano più sani e intelligenti e le bambine vengono promesse in spose a uomini adulti ancor prima della loro nascita. Gli effetti a lungo termine sono devastanti e fortemente significativi per la vita di tutte le minori indifese che ne sono vittime. Vi sono infatti alte probabilità di gravidanza precoce, complicazioni durante il parto, abbandono scolastico e in molti casi tante si trovano in situazioni di abusi psicologici, fisici, sessuali e violenze domestiche all’interno di matrimoni forzati, imprigionate in una vita fatta di esclusione sociale e limitate possibilità economiche. Secondo una nuova analisi di Save the Children più di 22.000 bambine e ragazze muoiono durante gravidanze e parti che sono il risultato di matrimoni precoci, ovvero circa 60 ogni giorno. È per questo che la legge approvata in Iraq è stata vista come un gigantesco passo indietro per i diritti delle donne e delle bambine e soprattutto come un ostacolo a tutti quei grandi sforzi fatti fino ad oggi per combattere la povertà, l’ignoranza, le disuguaglianze di genere e l’ideologia del patriarcato. L’opposizione irachena e tutte le organizzazioni internazionali che tutelano i diritti umani, rappresentano ormai per milioni di donne e di bambine l’ultima speranza di far valere i propri diritti inalienabili.

di Filomena Iacovo

Classe V D Liceo Scientifico

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