Questa sera andrà in onda la finale della 75ª edizione del Festival di Sanremo e tra i vari ospiti invitati dal presentatore Carlo Conti ci sarà anche Edoardo Bove, un giovanissimo calciatore della Fiorentina. La sua presenza sarà fondamentale non solo per rendere omaggio al calcio, ma anche per riflettere sulle sfide e i rischi che gli atleti professionisti devono affrontare quotidianamente.

Cos’é successo a Bove?

Edoardo Bove, classe 2002, é stato il protagonista di una spiacevole vicenda avvenuta nel dicembre scorso durante la partita di campionato Inter-Fiorentina. Al 17º minuto del primo tempo, dopo essersi chinato per allacciarsi una scarpa, Bove si é rialzato, ha fatto pochi passi, ha barcollato e si è accasciato al suolo privo di sensi. I giocatori dell’Inter presenti nelle vicinanze, si sono immediatamente resi conto della gravità della situazione e hanno subito chiamato i soccorsi. I medici sono intervenuti prontamente, utilizzando il defibrillatore per ristabilire il ritmo cardiaco. Bove è stato poi trasportato d’urgenza all’ospedale Careggi di Firenze, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. Dopo qualche giorno fortunatamente il giovane della Fiorentina si è ripreso, ma a causa dell’attacco cardiaco i medici hanno dovuto impiantare un defibrillatore sottocutaneo che al momento non gli permetterà di ritornare a giocare. Il calciatore in questo momento ha interrotto l’attività sportiva e sta seguendo da vicino le vicende dei suoi compagni di squadra.

I rischi nel mondo dello sport professionistico

Purtroppo la brutta esperienza di Bove, non è l’unica avvenuta nel mondo del calcio; basti pensare al malore che, quattro anni fa, ha colpito l’ex calciatore dell’Inter e della Nazionale Danese Christian Eriksen durante gli Europei di calcio. Oppure, sono stati innumerevoli i casi di sportivi sentitosi male durante o prima di una gara: uno degli esempi é proprio l’italiano Gianmarco Tamberi, che poco prima della finale di salto in alto alle scorse Olimpiadi, ha dovuto affrontare un momento difficilissimo a causa di forti coliche renali, che non gli hanno permesso di affrontare al meglio la prestazione olimpica. Tutto questo ci pone dinanzi ad una riflessione su tutti i rischi e le pressioni a cui gli atleti professionisti sono sottoposti ogni giorno. Infatti “Seppur dotati di un fisico ben allenato”, come dice il Professor Bovenzi, docente di medicina presso l’Università degli studi di Trieste, “gli sportivi possono manifestare eventi clinici acuti più o meno drammatici, nonostante i controlli approfonditi cui sono periodicamente sottoposti. Ma questo perché avviene? Sicuramente lo sport professionistico è sinonimo di passione, successo e traguardi straordinari, ma dietro alle vittorie si nasconde un mondo fatto di sacrifici, stress fisico e mentale. Infatti l’allenamento intenso e le competizioni costanti mettono a dura prova il corpo degli atleti. Molti di loro subiscono lesioni da sovraccarico, che con il tempo possono trasformarsi in problemi cronici. Ancora più gravi sono i problemi cardiaci e le morti improvvise, spesso causati da condizioni genetiche latenti o dall’eccessivo stress fisico. Molti atleti soffrono di cardiomiopatie genetiche che, sotto sforzo, possono provocare aritmie fatali. Questo solleva, dunque, il dibattito sulla necessità di screening cardiologici più approfonditi per gli sportivi. E infine anche gli impatti psicologici: ansia, depressione e burnout; infatti la pressione costante per ottenere risultati può avere un impatto devastante sulla salute mentale.

L’importanza del monitoraggio medico nella tutela degli atleti 

In Italia, la tutela della salute degli atleti professionisti è regolamentata da normative rigorose che prevedono controlli medici approfonditi per garantire la sicurezza durante l’attività sportiva. Nonostante queste misure preventive però, come si è visto, i casi di malore persistono. Questi episodi evidenziano l’importanza di un monitoraggio medico continuo e dell’adozione di misure di emergenza efficaci. Sebbene la medicina sportiva in Italia sia tra le più avanzate al mondo e gli atleti professionisti siano sottoposti a controlli approfonditi, è comunque importante migliorare gli interventi di emergenza in campo, e non solo da parte dei medici, ma anche dei calciatori, che potrebbero essere d’aiuto in situazioni così delicate (come un attacco cardiaco) imparando a gestire cosa è meglio fare in questi casi. È inoltre fondamentale sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce di patologie cardiache, promuovendo una cultura della sicurezza nello sport che tuteli la salute degli atleti sia durante la loro carriera che nel post-carriera.

 Un esempio per tutti

Le normative italiane vietano agli atleti di partecipare a competizioni ufficiali, il che potrebbe costringere il calciatore della Fiorentina a continuare la sua carriera all’estero, come avvenuto in precedenza per Christian Eriksen. Pertanto l’invito di Carlo Conti al giovane Bove stasera rappresenterà per tutti i ragazzi e gli adulti amanti del calcio un momento di aggregazione tra questo mondo e quello dello spettacolo. Ma non dimentichiamoci che ancor prima di essere un calciatore, Edoardo Bove rappresenta la forza di chi è riuscito a superare il malore che lo ha colpito e che oggi deve fare i conti con la realtà, ovvero abbandonare l’Italia per trasferirsi in un Paese nel quale potrà continuare ad inseguire i propri sogni e aspirazioni. Edoardo Bove incarna lo spirito di determinazione e resilienza che ogni giovane atleta dovrebbe avere. Il suo percorso, segnato dal talento e dalla dedizione, è diventato un esempio di forza anche di fronte alle difficoltà. La sua vicenda ricorda quanto sia fondamentale tutelare la salute degli sportivi, ma anche come il coraggio e la passione possano trasformare ogni ostacolo in una nuova opportunità. Per tanti ragazzi che sognano di arrivare in alto, Bove rappresenta non solo il talento calcistico, ma anche la dimostrazione che il vero campione è colui che non si arrende mai.

di Gessica Luppino

Classe VD Liceo Scientifico