Lo scorso 12 febbraio 2025, il presidente americano Donald Trump e il russo Vladimir Putin, hanno avuto una lunga telefonata nel corso della quale avrebbero concordato di avviare immediatamente contatti diplomatici per porre fine alle ostilità. Se dapprima la stessa Ucraina era all’oscuro della telefonata, il presidente degli Stati Uniti ha in seguito contatto anche Zelensky, il quale aveva dichiarato che nessun accordo sarebbe stato possibile senza la presenza dell’Ucraina al tavolo delle trattative. Nella stessa giornata si è tenuta a Bruxelles una riunione del gruppo di contatto sull’Ucraina, in cui il segretario alla difesa americano, Pete Hegseth, ha chiarito quali siano le intenzioni di Washington: la rinuncia dell’Ucraina a entrare nella NATO e a riconquistare i territori in possesso fino al 2014. Seppur questo rappresenti una svolta decisiva per il conflitto, che si protrae ormai da quasi quattro anni, ha al contempo alimentato la preoccupazione dell’Europa, che teme di rimanere fuori dal processo di pace. Il “fattore Europa”, come sostiene Antonio Costa, presidente del consiglio europeo, “non potrà essere tralasciato dai negoziati, in quanto la pace in Ucraina e la sicurezza in Europa sono inseparabili” – continua Costa – “non ci saranno negoziati credibili e di successo, né una pace duratura senza l’Ucraina e senza l’UE”. Sul tema si è espresso anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani: “Accolgo con favore il fatto che Stati Uniti e Russia tornino a parlarsi al massimo livello. Dobbiamo lavorare insieme ed uniti tutti noi europei, con gli Usa, per riportare la pace nel nostro continente”. La partecipazione dell’UE al processo di pace è pertanto indispensabile considerando che la guerra si è svolta sul territorio europeo e che gli Stati membri del Vecchio Continente hanno fornito all’Ucraina un sostegno economico, umanitario e militare per circa 140 miliardi di euro.
di Rosi Antonuccio
Bettina Avolio
Maria Chiara Spaccarotella
Classe VD Liceo Scientifico